L’eleganza del Pizzo


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4 e 5 Giugno, ore 21:00.
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L’eleganza del Pizzo

L’ELEGANZA DEL PIZZO – Liberamente tratto da “I Mafiosi” di L. Sciascia

Adattamento e regia: Valentina Sardo

con: Roberta Amato | Sebastiano Barbagallo | Stefania Bonanno | Giovanni Bonaventura | Paolo Toti Guagenti | Vincenzo Ricca | Diego Rifici

Progetto fotografico: Officina delle Visioni

La compagnia ringrazia:
Silvio Laviano | Palestra LUPo | Compagnia Liotru | Teatro Coppola | Carmelo Lombardo

INGRESSO AD OFFERTA LIBERA

“Ce ne ricorderemo di questo pianeta” recita così l’epigrafe sulla tomba di Leonardo Sciascia. Racalmutese, i cui dubbi s’imponevano, proprio come nei suoi libri, sulle certezze.
Ecco il motivo per cui “I mafiosi” di Sciascia – testo riadattato da “I mafiusi di la Vicaria” di G. Rizzotto del 1863 – apre le porte di questo spettacolo dopo oltre dieci anni di silenzio.
I miei dubbi come le mie certezze si sono insediate in me da tempo, guarnite da spiagge, omertà e cannoli ca ricotta. Il bisogno di dare voce a favore e contro questa terra è diventato ormai incessante, dargli vita attraverso la forma teatrale, una necessità.

L’eleganza del pizzo racconta storie, sogni e realtà di sconosciuti, il cui respiro strozzato rivive in questo territorio isolato. “Isola, isola bella, questa è un’isola tranquilla”, colma di idee in cui non crede. I personaggi in cerca di un’anima, nascono ossessioni di una mente settimina per diventare realtà di un ingenuo medio siciliano.

Zio Gioacchino, capo camorrista, Padre di non luoghi e di famiglie allargate, coltivatore di affetti e negoziatore di vittorie, vive la realtà per sé stesso attraverso la capacità di sovrastare il prossimo, con grandezza inudibile, inenarrabile, invisibile, ma sempre presente.

I soldati, vittime carnefici, dentro tempi lunghi e distanti, legati fra loro dall’unico itinerario familiare conosciuto. La strada battuta tra giochi d’infanzia e pistole giocattolo, raggiunta finalmente con sorrisi di morti e punciute da standing ovation.

Un prete e due femmine unite dallo stesso destino.
Fra passato e futuro – assenti nella visione originale del testo – il primo prende vita clericale autonomamente, dentro le mura e fuori dagli schemi a cui ritorna per il piacere delle finanze.
I due volti femminili, Vincenzina Marchese e Rita Atria: cuore e sangue. Prototipi di siciliane modello riuscite male, donne che si rivelano tali per la straordinaria forza e per la sanguinosa passione che le accende.

Domenica, forse un soggiorno, passeggiate patronali al lunapark.
Generati e generazioni insonni, irrorati da un cuore puerile cresciuto in fretta, le cui domande e risposte condannano il tempo.
“Essere siciliani vuol dire, tra l’altro, vivere nell’antica ed eterna contraddizione tra infelicità e speranza”.

Ognuno di loro vive e muore nello stesso spazio, con eleganza.

VALENTINA SARDO


http://www.palestralupo.org/

Ufficio stampa:
palestralupo@gmail.com

Postato il

29 Maggio 2016

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